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City Open Museum
com.unità dell’arte diffusa
L’Italia è un grande museo a cielo aperto. Quest’affermazione può, senza alcun dubbio, essere accettata come una verità universale. Si tratta evidentemente di una verità di quelle che rientrano nel sentire comune, come le certezze sulla solidità dei ghiacciai o l’esistenza delle mezze stagioni. Ad ogni buon conto, ancor oggi, nell’epoca del turismo di massa, quest’affermazione mantiene il suo carattere di verità, anche se con una qualità diversa rispetto al suo passato glorioso quando il “viaggio in Italia” ispirava generazioni di intellettuali, artisti, scrittori che consideravano il “grand tour” un’esperienza immancabile per sensibilizzare la mente all’Arte. L’acronimo C.O.M. (City Open Museum) con cui si sintetizza il progetto di arte diffusa (transmediale, multimodale, interattiva) generato dall’Accademia di Belle Arti di Carrara conferma pertanto la vocazione del nostro patrimonio a trasformarsi in un spazio diffuso, ma secondo condizioni diverse: C.O.M. è il museo a cielo aperto, un luogo mentale che varca i confini della tradizionale distribuzione topografica e geografica dell’arte tra le città, le piazze, i parchi. […]
[…] Dall’Accademia di Belle Arti di Carrara si slancia allora un progetto che intende costruire uno spirito di comunione tra le comunità delle arti secondo un un sistema a cerchi (centri) concentrici, in cui i progetti dei Conservatori, delle Accademie e delle Università che hanno accolto l’invito si inanellano l’un l’altro generando a loro volta altre comunità che condividono le esperienze scaturite da ogni singolo, come una costellazione temporanea fatta di differenze, in cui ogni territorio, contesto culturale locale, o sensibilità alla ricerca, mantiene la propria identità. Il risultato è la generazione di luoghi mentali che reinterpretano la vocazione dell’arte a vivere al di fuori di confini rigidi, all’interno di una totalità, secondo quella spinta wagneriana che oggi si esprime come una grande comunità (con)temporanea. […]
Angelo Capasso
Angelo Capasso
DIRETTORE ARTISTICO CITY OPEN MUSEUM
L’Italia è un grande museo a cielo aperto. Quest’affermazione può, senza alcun dubbio, essere accettata come una verità universale. Si tratta evidentemente di una verità di quelle che rientrano nel sentire comune, come le certezze sulla solidità dei ghiacciai o l’esistenza delle mezze stagioni. Ad ogni buon conto, ancor oggi, nell’epoca del turismo di massa, quest’affermazione mantiene il suo carattere di verità, anche se con una qualità diversa rispetto al suo passato glorioso quando il “viaggio in Italia” ispirava generazioni di intellettuali, artisti, scrittori che consideravano il “grand tour” un’esperienza immancabile per sensibilizzare la mente all’Arte. L’acronimo C.O.M. (City Open Museum) con cui si sintetizza il progetto di arte diffusa (transmediale, multimodale, interattiva) generato dall’Accademia di Belle Arti di Carrara conferma pertanto la vocazione del nostro patrimonio a trasformarsi in un spazio diffuso, ma secondo condizioni diverse: C.O.M. è il museo a cielo aperto, un luogo mentale che varca i confini della tradizionale distribuzione topografica e geografica dell’arte tra le città, le piazze, i parchi.
C.O.M. è molto di più di una constatazione perentoria sul mondo presente. In quel frammento linguistico si nasconde un universo che apre anche inattese prospettive sulla Storia. La particella linguistica “com”, liberata dal suo essere un acronimo e sganciata dalla vulgata corrente, che la intende come il marchio distintivo dei siti web, ci introduce in ambiti più profondi del nostro vivere sociale. Nella lingua italiana (e nelle lingue latine), “com-” è il fonema iniziale di “comune”: un termine cui l’etimologia accredita le origini alle prime forme di organizzazione sociale, tra le popolazioni rurali romane e le pólis greche. “Comune” era la necessità di riunirsi per concordare le leggi e i regolamenti del vivere insieme: la com-unità nasce dall’operare “come uno”. Da quel termine derivano “comunione”, con chiare sfumature spirituali, e “comunicazione”: l’azione del rendere partecipe condividendo informazioni. “Comprendere”, una parola che riguarda i nostri processi cognitivi, letteralmente significa “afferrare insieme”, o meglio riconoscere i confini di un concetto (tenerlo insieme) per integrarlo nel nostro bagaglio di conoscenze. “Composizione”, in modo pressoché analogo, è la resa in pratica di quel “tenere insieme” col quale si possono definire i componimenti musicali e letterari e i composti chimici. “Comporre” è un termine ricorrente anche in pittura (con un esempio prodigioso nelle Composizioni astratte di Kandinskij) e poi volto a definire un metodo di lavoro finalizzato a creare interazioni tra insiemi organici e strutturati di elementi: forme, colori, suoni, azioni.
Il progetto C.O.M., dunque, poggia stabilmente su un nucleo minimale particolarmente ricco dal punto di vista concettuale che consente al progetto di aprirsi verso le esperienze di ibridazioni, delocalizzazioni e interazioni precedenti, avvenute specialmente tra le esperienze delle Avanguardie del secolo scorso: come una sonda che viaggia nello spazio-tempo, C.O.M. si congiunge al dibattito sulla “fusione delle arti” che aveva appassionato il Novecento, partendo da un’ispirazione nata già nei primi decenni dell’Ottocento. In questo slancio all’indietro, la particella com trova un’inattesa parentela con il prefisso gesamt- della lingua tedesca, quando quest’ultimo costituisce la parte iniziale del composto gesamtkunstwerk: l’opera d’arte totale. Gesamt chiaramente implica un’interpretazione diversa del concetto di unione. “Com-unione” e “totalità” differiscono nel modo di intendere il principio di sintesi: da una parte la congiunzione anche temporanea, per affinità, strategia, necessità; dall’altra una congiunzione totale, al di là di ogni delimitazione, che ambisce a giungere ad un assoluto. Un’idea, la seconda, che facilmente sfocia nell’Utopia.
La storia della filosofia registra il primo uso del termine gesamtkunstwerk nel testo scritto da Karl Friedrich Eusebius Trahndorff dal titolo Ästhetik oder Lehre von Weltanschauung und Kunst (1827). Tirando le somme sulla sua teoria di estetica, il filosofo tedesco considerava la fusione delle percezioni sensoriali alla bellezza e all’Arte la via per giungere ad una nuova e più pregnante “visione del mondo” (weltanschauung). Le idee di Trahndorff trovarono terreno fertile nel lavoro di Richard Wagner, il quale con Die Kunst und die Revolution (1849), rispose a Trahndorff individuando nel teatro greco o, con maggior precisone, nelle tragedie di Eschilo nate nell’ambito dei “misteri eleusini”, la forma d’arte in cui le sue teorie possono calzare perfettamente.
Lo stile lirico, solenne, liturgico delle tragedie di Eschilo sarà reinterpretato più volte nel Novecento, non soltanto nel teatro drammatico; è stato anzi è stato il motore per ricercare comunità spirituali attraverso l’arte nella sua estensione più ampia. Una spiritualità che non si fonda su una precisa ortodossia di fede. La comunità laica costruita da Walter Gropius alla Bauhaus potrebbe essere un primo esempio di comunità non religiosa. Stretta tra le teorie del costruttivismo, del razionalismo, del funzionalismo, la Bauhaus manteneva il teatro al centro della scena della comunità dell’arte intendendolo come luogo in cui trovare la perfetta sintesi e interazione totale tra tutte le discipline studiate nella scuola. Successivamente alla chiusura della Bauhaus, quell’idea di spirito didattico comunitario ha germogliato negli Stati Uniti, al Black Mountain College. Fondato nella Carolina del Nord nel 1933, il Black Mountain College si avvaleva di alcuni ex membri della scuola di Weimar, tra cui Josef e Anni Albers. Qui, la comunità ha avuto come docenti i musicisti John Cage e David Tudor e, tra gli allievi, molti protagonisti della cultura americana che si è imposta tra gli anni cinquanta e gli anni sessanta: gli artisti Robert Rauschenberg, Robert Motherwell, Willem de Kooning, Kenneth Noland, Cy Twombly; i poeti Charles Olson, Robert Creeley, Robert Duncan, Denise Levertov; e il coreografo Merce Cunningham. Da quella esperienza abbiamo ereditato forme pionieristiche di ibridazione delle arti quali il celeberrimo Theater Piece No.1 (1952), nato dalla collaborazione tra Cunningham e Rauschenberg, ormai accettato come il primo esperimento di happening (prima che il termine fosse utilizzato da Allan Kaprow). Negli Stati Uniti, il teatro si è trasformato da un’architettura che ospita mise en scène a spazio aperto dilatato nella città, sensibile all’interazione continua tra le arti e soprattutto con il pubblico, come raccontano le esperienze delle comunità di artisti di Soho dove si sono sperimentate le forme più diverse di arte condivisa con il pubblico, quale ultima realizzazione di un theatrum mundi.
Dall’Accademia di Belle Arti di Carrara si slancia allora un progetto che intende costruire uno spirito di comunione tra le comunità delle arti secondo un un sistema a cerchi (centri) concentrici, in cui i progetti dei Conservatori, delle Accademie e delle Università che hanno accolto l’invito si inanellano l’un l’altro generando a loro volta altre comunità che condividono le esperienze scaturite da ogni singolo, come una costellazione temporanea fatta di differenze, in cui ogni territorio, contesto culturale locale, o sensibilità alla ricerca, mantiene la propria identità. Il risultato è la generazione di luoghi mentali che reinterpretano la vocazione dell’arte a vivere al di fuori di confini rigidi, all’interno di una totalità, secondo quella spinta wagneriana che oggi si esprime come una grande comunità (con)temporanea. Il fil rouge che lega i progetti di C.O.M. è il lavoro per l’Arte. C.O.M. è un opificio di progetti diversi che riguardano il territorio, le memoria, la storia, le tematiche sociali, i fatti estetici: tutte le problematiche attraversate dal lavoro svolto dagli artisti, dagli studiosi, dagli studenti. C.O.M. intende valorizzare queste conoscenze perché rappresentano la fonte di una modalità di operare che il mondo sociale tende ad anestetizzare. Il lavoro per l’Arte è un “lavoro dello spirito”, come potremmo dire citando il titolo di un libro di Massimo Cacciari. Riprendendo gli argomenti di due conferenze di Max Weber, Cacciari riaccende il dibattito attorno al “lavoro dello spirito” per evidenziare una qualità del lavoro che, come sostiene nel suo saggio, dovrebbe essere indispensabile già per la professione del politico. Con il sociologo tedesco, Cacciari ricorda che la professione del politico deve essere libera, autonoma, indipendente; il “lavoro dello spirito” è quindi diametralmente opposto al lavoro alienato nato con le fabbriche e a quello burocratizzato del mondo post-industriale nel capitalismo avanzato. Non è forse scontato, allora, ricordare che il primo lavoro dello spirito è il lavoro dell’artista; l’Arte è anzi il modello per ogni attività che aspiri ad una totale emancipazione.
Ogni progetto, ogni sede, ogni artista, ogni studioso partecipa a C.O.M. con un suo contributo all’Arte, e le Arti, prese in questo grande contenitore, si presentano come gli arti di un corpus totale, com-posito e com-posto, tenuto insieme dalla cornice concettuale ed elastica di C.O.M. dove ogni esperienza è atta a produrre uno spirito di comunità laboriose con audience sempre diverse: i concerti, le mostre e le installazioni con il pubblico generale; i laboratori e di dibattiti con un pubblico selezionato; e gli studi preparatori, le sperimentazioni, le ricerche con un pubblico potenziale, ovvero quello che ne fruirà a futura memoria. La memoria, che sia essa l’attività principe della mente umana oppure il processo elettromagnetico nato da un pezzo di silicio, riveste un ruolo sostanziale per C.O.M.. Un obiettivo primario del progetto è tenere traccia: del presente in atto, del passato, del futuro. Con la sua produzione di documentazione, C.O.M. intende costruire un bagaglio di conoscenze che si avvale di un movimento che oscilla tra due direzioni, come il movimento di un pendolo, tra il farsi del presente e le certezze della Storia. In questo processo il digitale riveste un ruolo sostanziale: è la fonte degli strumenti utilizzati per alcune applicazioni spettacolari ma anche lo strumento prezioso attraverso il quale è ormai possibile fornire una svolta alla manutenzione e archiviazione dei dati e delle testimonianze storiche presenti nelle collezioni delle accademie. Phygital è il neologismo coniato dalla rivoluzione veloce e silenziosa del mondo digitale che la lingua italiana ha iniziato ad utilizzare per comprendere le ibridazioni tra il mondo fisico (physical) e il mondo digitale (digital): nello scorcio segnato da quel binomio trova collocazione il theatrum mundi generato da C.O.M. con la sua comunità diffusa al lavoro, in un motus operandi (potremmo dire trasformando, come è oggi per l’arte, il “modo” in “moto”) germinale che ha l’obiettivo di generare comunità. La parola “generare”, in conclusione, contiene in sé anche la radice dei temi che proliferano nel progetto: che si addentra in questioni sul genere (biologico, umano, animale, digitale), sui generi (dell’Arte) e sulle generazioni (la Storia).
Eventi In Corso
Eventi In Corso
Accademia di Belle Arti di Carrara, Accademia di Belle Arti di Sassari
Romanico-contemporaneo
Tra arte medievale e contemporanea
a cura di Giovanni Chiapello, Sergio Miali, Alessandro Ponzeletti, Giovanni Sanna, Alberto Semeraro
Sassari, dal 30 ottobre al 7 novembre 2025.
Carrara, dal 28 novembre al 13 dicembre 2025.
Link Campus University
Sperimentazione tra arti e tecnologie
a cura di Orianne Brun Moschetti, Livia Porzio, Stefano Ruggeri, Mahnaz Esmaeli, Salvatore Passaro, Ultravioletto/Martino Cassanelli, Arianna Forte, Nenad Glavano
Roma, dal 1 settembre 2025 al 30 aprile 2026.
Prossimi appuntamenti
Prossimi appuntamenti
Accademia di Belle Arti di Bari
Spazi di Transizione. Verso costa Sud. Festival di arte contemporanea, nuovi media e rigenerazione urbana.
a cura di Antonella Marino, Marilena Di Tursi, Antonella Mari
Bari 9, 10, 11 dicembre 2025.
Accademia di Belle Arti di Carrara
Voci in onda
La radio tra racconto, comunità e futuro
a cura di Massimo Carozzi
Carrara, 10 Dicembre 2025
Link Campus University
Sei studi generativi
Tratto da La casa di Naghmeh Samini
a cura Mahnaz Esmaeili e Salvatore Passaro
Roma, 11 dicembre 2025.
Link Campus University
Infrastrutture digitali
Nuove frontiere tecnologiche per le discipline umanistiche
Roma, 11 dicembre 2025.
Accademia di Belle Arti di Carrara
Flavio Costantini
Anarchici
a cura di Angelo Capasso e Anna Costantini
in collaborazione con Archivio Flavio Costantini
Carrara, 13 Dicembre 2025.
Accademia di Belle Arti di Carrara
Itineranze Appenniniche
Giovanni Lindo Ferretti a Carrara
Carrara, 13 Dicembre 2025.
Accademia di Belle Arti di Carrara
Extra Bold
Festival di sperimentazione visiva
e live media art
a cura di Marco Cadioli, Valentina Morandi, Clemente Pestelli e Paolo Ranieri
Carrara, 17 Dicembre 2025.
Carrara, 11 Gennaio 2026
Carrara, 27 Gennaio 2026.
La Spezia, 10 Febbraio 2026.
La Spezia, 25 Marzo 2026.
Accademia di Belle Arti di Carrara
Noire
Un’installazione immersiva gratuita di Pierre-Alain Giraud e Stéphane Foenkinos tratta dal saggio biografico di Tania de Montaigne
A cura di Novaya e Italo Grassi
in collaborazione con il Centre Pompidou, Flash Forward Entertainment (Taiwan), CNC di TAICCA (Taiwan) e Regione Auvergne-Rhône-Alpes
Carrara, dal 17 al 20 Dicembre 2025.
Accademia di Belle Arti di Carrara
Dietro il paesaggio
Esplorazione e mappatura foto-cinematografica documentaria della città
a cura di Giuseppe Baresi
In programmazione