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Spazi di Transizione. Verso costa Sud
Margini sensibili.
9, 10 e 11 dicembre 2025 – Cantiere Museo del Mare
Spazi di Transizione. Verso costa Sud
Festival di arte contemporanea, nuovi media e rigenerazione urbana
Margini sensibili
Rassegna internazionale di video arte
9, 10 e 11 dicembre 2025 – Cantiere Museo del Mare
Con la collaborazione di Cantiere-Evento, Fondazione Gianfranco Dioguardi, Dioguardi Lab, Rossi restauri e il contributo di Francesco Maggiore.
Rassegna internazionale di video arte dedicata alle geografie costiere e alle loro fratture ambientali, sociali e identitarie. Le opere di Monira Al Qadiri, Amel Alzakout, Ugo Arsac, Ursula Biemann, Forensic Architecture, attraverso linguaggi poetici, documentari o analitici, affrontano le trasformazioni che si giocano lungo le linee di costa, con particolare attenzione al contesto mediterraneo.
Monira Al Qadiri
Oh Body of mine (2025), Germania, 10’
Inserito nella personale Hero, in corso alla Berlinische Galerie di Berlino il video osserva un cantiere di demolizione navale per superpetroliere in Bangladesh. L’industria di smantellamento di queste navi, che a causa delle numerose sostanze tossiche coinvolte, investe un processo complesso e pericoloso e comporta costi sociali e ambientali, è concentrata soprattutto nei paesi del Sud del mondo, perlopiù India, Pakistan e lo stesso Bangladesh. Accompagnate da un adattamento della poesia di Arthur Rimbaud “La barca ubriaca” (1871), le immagini seguono il corpo vulnerabile del mondo, i lavoratori esposti alla tossicità del progresso e i paesaggi sacrificati ai cicli globali della produzione, trasformando il cantiere navale in una visione apocalittica che svela il prezzo occulto dell’economia energetica.
Monira Al Qadiri (Dakar, 1983) è un'artista visiva kuwaitiana nata in Senegal e formatasi in Giappone. Tra scultura, installazione, film e performance, la poliedrica pratica di Al Qadiri, presente in prestigiose istituzioni internazionali, si basa principalmente sulla ricerca delle storie culturali della regione del Golfo. La sua interpretazione della cosiddetta "petrocultura" si manifesta attraverso scenari ispirati dalla fantascienza, dall'autobiografia, dalle pratiche tradizionali e dalla cultura pop. Attualmente vive a Berlino.
Amel Alzakout, Khaled Abdulwahed
Purple Sea (2020), Germania, 67’
Purple Sea è uno dei film più incisivi sulla crisi migratoria degli ultimi anni, che lascia parlare solo immagini e suoni. Amel Alzakout ha filmato, con una videocamera fissata al suo polso, il naufragio dell’imbarcazione con cui stava cercando di raggiungere l’Europa nel 2015. Il film mostra in tempo reale l’esperienza dell’affondamento mentre il mare diventa un campo visivo totale con i corpi che galleggiano, le voci, il panico, l’attesa dei soccorsi. L’inquadratura, spesso instabile, vicinissima all’acqua, capta riflessi, frammenti di cielo, mani, giubbotti di salvataggio e la bellezza anomala del mare, che a volte appare “violetto” e convive con la tragedia. Mediante il montaggio, compiuto con Khaled Abdulwahed che trasforma un materiale privato e traumatico in linguaggio filmico, si costruisce un documento grezzo e vivo in cui l’Europa diventa confine letale.
Amel Alzakout (Damasco, 1988) è un’artista e filmmaker siriana. Dopo gli studi di giornalismo all'università del Cairo tra il 2010 e il 2013, inizia a lavorare nella ricerca artistica e, nel 2017, partecipa alla video installazione collettiva Trust Us, al teatro Maxim Gorki di Berlino. Tra il 2017 e il 2018 studia arte all'Accademia di Weissensee. Vive a Lipsia, dove lavora all'Accademia di Arti visive (HGB). Nel 2019 realizza insieme a Khaled Abdulwahed la video installazione Stranger's Diaries. Purple Sea è il suo primo film.
Ugo Arsac
Pelagos (2025), Francia, installazione interattiva
Pelagos è un videogioco sperimentale di esplorazione subacquea in cui i giocatori impersonano avatar che si evolvono muovendosi e plasmandosi un mondo composto di immagini, archivi, glitch, errori, frammenti di attività umane e di specie animali. Durante l’interazione i giocatori si immergono in questioni ecologiche e geopolitiche che affliggono i mari e gli oceani, guidati da un approccio documentaristico. L’esperienza si svolge su uno schermo mediante un controller al quarzo. Il progetto si basa su un processo di riutilizzo di dati audiovisivi esistenti (fotogrammetria, foto e video), consentendo la generazione di ambienti 3D attraverso l’addestramento algoritmico. Questo approccio agisce come una forma di riciclo digitale: una nuova esplorazione costruita a partire da materiali d’archivio riattivati, formando una contro-cartografia poetica.
Ugo Arsac è un artista visivo e digitale che vive a Marsiglia.
Unendo l'urbano e l'umano, la mitologia e l'antropologia, crea film, installazioni e esperienze immersive. I suoi lavori vengono regolarmente presentati in occasione di eventi nazionali e internazionali. Di recente è stato artista in residenza presso la Villa Albertine di New York e presso la Villa Formose di Taiwan.
Ursula Biemann
Deep Weather (2013), Svizzera, 9’
Deep Weather riunisce due capitoli, Carbon Geologies e Hydro Geographies, legati dai “due liquidi originari” che plasmano l’ecologia planetaria: petrolio e acqua. Il primo episodio, girato nelle sabbie bituminose dell’Alberta in Canada, mostra dall’alto la ferita aperta nella crosta terrestre, dove l’estrazione aggressiva di petrolio compromette gli ecosistemi e rilascia enormi quantità di CO₂. Il secondo capitolo si sposta in Bangladesh, dove lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento dei mari impongono alla popolazione uno stile di vita anfibio. Migliaia di persone costruiscono argini di fango senza macchinari, in una lotta quotidiana contro le inondazioni e le minacce dell’innalzamento dei mari. Il video rivela l’interconnessione del “sistema Terra” ricordando che la questione climatica interagisce con le disuguaglianze sociali a scala globale.
Subatlantic (2015), Svizzera, 11’
Il video-saggio fantascientifico si svolge nel Subatlantico, lo spazio sommerso dell'Oceano Atlantico e l'ultima fase climatica dell'Olocene, iniziata circa 2.500 anni fa e ancora in corso. La voce di una scienziata riporta le osservazioni sull’ambiente in evoluzione e sull’ultimo scioglimento dei ghiacciai intrecciandole con pensieri sulle mutevoli ecologie del sistema mondiale. Il video affronta due dinamiche sommerse che derivano dallo scioglimento dei ghiacci artici: il rallentamento delle correnti oceaniche e il rilascio di enormi quantità di nuovo materiale genetico, intrappolato nelle calotte glaciali. In entrambi i casi, le dinamiche che guidano questi processi fisici non sono localizzate e sono invisibili al nostro occhio.
Ursula Biemann (Zurigo,1955) è un’artista, scrittrice e video-saggista svizzera che vive a Zurigo. La sua pratica artistica è orientata alla ricerca e prevede azioni sul campo in luoghi remoti, dove indaga l’ecologia del petrolio e dell’acqua. Le sue videoinstallazioni sono esposte in biennali d’arte internazionali e musei in tutto il mondo. Fa parte del progetto collettivo Word of Matter. Nel 2020 con l’architetto Paulo Tavares, Biemann ha pubblicato Forrest law / Foresta giuridica per Nottetempo Edizioni.
Forensic Architecture (FA)
Shipwreck at the Threshold of Europe (2020), UK, 24’
Il 28 ottobre 2015, un’imbarcazione di migranti con oltre 300 passeggeri affonda nell’Egeo nei pressi dell’isola di Lesbo, in acque territoriali UE, causando la morte di 42 persone. Una delle sopravvissute, l’artista siriana Amel Alzakout, riprende il viaggio e il naufragio con una telecamera impermeabile. Incrociando i filmati di Alzakout con altre fonti, Forensic Architecture ha esaminato le fasi dell’evento e le interazioni delle persone coinvolte: trafficanti, migranti, soccorritori, guardia costiera, agenti di Frontex, attivisti, pescatori e ONG, offrendo una prospettiva unica di questo tragico evento alle porte dell’Europa. FA dimostra come la politica dell'UE di controllo e respingimento dei migranti, lungo i suoi confini marittimi, abbia lasciato tali agenzie e le guardie costiere locali impreparate e poco equipaggiate per le operazioni di salvataggio.
Forensic Architecture (FA) è un gruppo di ricerca multidisciplinare con sede alla Goldsmiths University di Londra che comprende architetti, sviluppatori di software, registi, scienziati, giornalisti investigativi e avvocati. Le indagini di FA impiegano tecniche all’avanguardia nell’analisi spaziale e della modellazione digitale per ricostruire episodi di violenza statale e violazione dei diritti umani. Il loro lavoro è stato ammesso in procedimenti legali di tutto il mondo e presentato alla Corte penale internazionale, alla Corte europea dei diritti dell’uomo e all'Assemblea generale delle Nazioni Unite.